Mario Filippeschi, le tappe fondamentali della sua vita dal 1907 al 1939

PARTE PRIMA [1907 - 1939] . PARTE SECONDA [1940 - 1951] . PARTE TERZA [1952 - 1979]

1907
Nasce il 7 giugno in via dei Fossi (dal 7 giugno 1981 via Mario Filippeschi) a Montefoscoli, una piccola frazione del comune di palaia, in provincia di Pisa.
È il quarto figlio di Silvestro Filippeschi e Palmira Umiliana Benvenuti. Il padre è fattore presso un'azienda agricola del luogo, la madre si occupa della casa e della famiglia.
L'infanzia trascorre nella tranquillità della campagna toscana sulle colline che separano le estreme propaggini del Chianti dalla costa tirrenica.

1913
La musica non occupa certo un posto primario nella vita della famiglia Filippeschi: nonostante l'opera in quel periodo sia ancora lo spettacolo più popolare in senso assoluto, Montefoscoli è u paese troppo piccolo e fuori mano per essere frequentato da compagnie liriche anche di second'ordine.
L'unico contatto di Mario con il canto è limitato al coro della chiesa che, in occasione delle feste, accompagna le funzioni religiose.

1922
Silvestro Filippeschi muore improvvisamente. Tocca al figlio maggiore, Ruggero, ereditare il lavoro del padre e la responsabilità nella conduzione della famiglia.
Talvolta, la sera, i due fratelli si divertono ad allietare le veglie sull'aia a suon di stornelli.

1924-1926
Il destino comincia a giocare un ruolo importante nella vita di Mario Filippeschi. "Avevo diciassette anni - raccontava - e una notte sognai mio padre, morto un anno e mezzo prima. Mi raccomandò di continuare ad essere un bravo ragazzo che poi avrei fatto fortuna con la musica. Cercai, sempre in sogno, di farmi dire in quale maniera ma, ahimè, la visione era ormai svanita. Il sogno mi rimase ben impresso nella memoria e qualche tempo dopo cominciai a studiare il clarinetto".
"Tenni duro per quasi due anni benché l'esito dello studio mi apparisse tutt'altro che felice e malgrado non riuscissi a spiegarmi come mai avrei potuto far fortuna con quel rotondo affare di legno. Avevo conosciuto dei professori dello strumento, degli eminenti clarinettisti, ma sinceramente non mi sembrava che essi, pur essendo professionalmente degli 'arrivati', sguazzassero nell'agio. Qualcuno, anzi, andava in giro con i pantaloni rattoppati. Nonostante non volessi essere irriverente nei confronti della memoria di mio padre, cominciai ad avere delle forti perplessità..."

1927
Parte per il servizio militare che svolge nell'Arma dei Carabinieri: prima a Monza, poi a Lanzo d'Intelvi, vicino a Campione d'Italia, al confine con la Svizzera. la leva dura tre ani.
talvolta in caserma si esibisce per i commilitoni cantando stornelli toscani, incoraggiato dai superiori. Le circostanze lo convincono a considerare la propria voce, più che il clarinetto, l'unico mezzo per tentare di "far fortuna con la musica".

1932-1936
Dopo il congedo ritorna a Monza, ospite di una famiglia amica. Trova un impiego in ufficio presso la locale azienda tranviaria. Un giorno, leggendo il giornale, Filippeschi si imbatte in un annuncio economico che fa proprio al caso suo: "A Milano maestro insegna canto e prepara giovani cantanti lirici al debutto". Si tratta di Vicidomini, un napoletano che aveva studiato didattica del canto, il quale, dopo un'audizione, gli offre una serie di lezioni gratuite.
Per cinque lunghi anni cura esclusivamente l'impostazione della voce attraverso esercizi e vocalizzi, senza mai imparare uno spartito completo. Particolare attenzione viene dedicata allo sviluppo degli acuti che, già per natura, sono facili e lucenti.
Improvvisamente Vicidomini, rimasto senza allievi per la sua mania di perfezionismo, decide di abbandonare Milano per trasferirsi a Roma, dove in Vaticano riceverà l'incarico di insegnare canto alle guardie svizzere.
Filippeschi si rivolge allora al maestro Pessina, pregandolo di insegnargli degli spartiti in vista di un possibile debutto in teatro.

Vai all'anno 1937

1937
Alcuni coristi del Teatro alla Scala, avendolo ascoltato, lo segnalano ad un impresario che sta organizzando una stagione lirica estiva in Emilia e in altre regioni italiane. Filippeschi viene scritturato per il ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor.
Il 19 luglio debutta a Colorno, vicino Parma, nell'opera Doninzetti; il giorno seguente canta il Duca di Mantova nel Rigoletto. Il successo è così lusinghiero che l'impresario decide di cancellare dal cartellone la programmata Gioconda e di continuare ad alternare i titoli in cui è impegnato il tenore toscano.
Il giro prosegue con ottimi risultati: il 24 luglio Rigoletto viene replicato sulla piazza principale di Busseto, Gilda è Lina Pagliughi.
In ottobre, sempre nel ruolo del Duca di Mantova, che è già diventato un suo cavallo di battaglia (e tale rimarrà fino al termine della carriera), Filippeschi è a Reggio Emilia e Modena. Al suo fianco altri cantanti toscani: Gino Becchi, il soprano Dina Mannucci, il basso Ferroni.
A pochi mesi dal debutto in palcoscenico, approda in due teatri del Sud Italia: il Massimo di Palermo e il Petruzzelli di Bari. In entrambi ripete Rigoletto e Lucia, aggiungendo in repertorio il personaggio di Pinkerton in Madama Butterfly nella città siciliana.

1938
Dopo Bari l'anno prosegue in maniera felicissima con il lusinghiero successo colto in Rigoletto al Regio di Parma dove l'esame dell'allora temutissimo loggione viene superato a pieni voti. Quindi una al Lucia al Sociale di Como al fianco della mitica Toti, Rigoletto al Verdi di Firenze (ancora con la Mannucci e Becchi) e di nuovo Lucia a Padova con la diva spagnola Mercedes Capsir.
In maggio Filippeschi inserisce in repertorio un personaggio che gli porterà particolare fortuna nel prosieguo della carriera: si tratta di Rodolfo nella Bohème, esibito per la prima volta al Teatro Greco di Lecce insieme a Mafalda Favero, Mimì.
I compaesani di Montefoscoli lo applaudono in un concerto sulla piazza principale del paese dove, in compagnia del soprano Alina Galeotti e di Bechi, si esibisce su un palcoscenico di fortuna costruito appoggiando le assi di legno sulle botti per il vino. Dopo il concerto gli artisti vengono ricevuti nella villa di Ruggero Leoncavallo.
Durante l'estate canta Rigoletto a Noto, in provincia di Salerno. Il protagonista è Mario Basiola senior, nel ruolo di Gilda il soprano Fernanda Basile - un "autentico fenomeno vocale", la definirà Lauri-Volpi - la quale, però, non manterrà in seguito le promesse fin qui annunciate.
In settembre, al Teatro Moderno di Lucca, ancora un nuovo ruolo per Filippeschi: Alfredo nella Traviata.
A ottobre Rigoletto nella 'sua' Pisa e quindi, in autunno inoltrato, la prima tournée all'estero, in Olanda, per la tradizionale stagione di opera italiana organizzata dal direttore d'orchestra Edmondo De Vecchi. In dicembre il Regio di Parma lo accoglie di nuovo per Bohème e Butterfly.

1939
In febbraio canta al Verdi di Trieste la Butterfly con Licia Albanese e debutta al Bellini di Catania nel ruolo di Faust nel Mefistofele.
Insieme a Carlo Galeffi si esibisce in aprile a Bolzano nel Rigoletto.
Per l'E.I.A.R. di Torino, in giugno, canta la Vedova scaltra di Wolf-Ferrari. È il primo impegno nell'ambito del repertorio operistico contemporaneo che sarà frequentato soprattutto nei primi anni di attività.
In luglio si esibisce con grande successo a Bologna, al teatro costruito in piazza Baraccano, in Bohème (con la Favero) e Rigoletto (con la Pagliughi e Galeffi).
Conclusa l'estate e gli impegni nelle arene all'aperto, in settembre è a Cerignola, in provincia di Foggia, per Traviata e Rigoletto (dove incontra un giovane basso nativo di Torrita di Siena dalla voce semplicemente straordinaria: Giulio Neri).
In dicembre è di nuovo al Petruzzelli di Bari con Rigoletto.

CONTINUA

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