|
1940
Due nuovi debutti caratterizzano l'inizio dell'anno. In gennaio, al Chiabrera di Savona, canta per la prima volta il ruolo di Maurizio di Sassonia nell'Adriana Lecouvrer e quindi, in febbraio, al Monteverdi di La Spezia, Cavaradossi nella Tosca. Sono questi i primi due ruoli lirico-spinti inseriti da Filippeschi nel proprio repertorio: resisteranno saggiamente gli unici fino alla stagione '45-'46, quando debutterà sia in Cavalleria rusticana che Aida.
In febbraio una trasferta a Bucarest per Bohème e, a seguire, in marzo una nuova tournée in Olanda e in aprile il debutto al San Carlo di Napoli con il prediletto Rigoletto.
Filippeschi si reca per la prima volta in Spagna tra la fine di maggio e l'inizio di giugno e qui viene sorpreso dall'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale che sta già divampando in tutta Europa. Con altri colleghi ripara prima a Burjasot, nei pressi di Valencia, in casa di Giacomo Lauri-Volpi, e poi rientra in patria con un avventuroso viaggio attraverso la Francia.
È proprio in questa occasione che i due tenori ebbero l'opportunità di conoscersi in maniera più approfondita. Per tutta la vita Lauri-Volpi nutrirà per Filippeschi un'odio-amore piuttosto singolare. Nella prima edizione delle Voci parallele, infatti, egli si mostrerà piuttosto severo nei confronti del giovane collega. Modificherà poi la propria opinione in una successiva edizione e, soprattutto, in una cartolina spedita allo stesso Filippeschi: "Burjasot, 23 dicembre 1978 - Avenida Lauri-Volpi, 5. Ricordando la splendida voce che udii qui a Valencia nel 'Rigoletto' e nei 'Pescatori di perle'. Nessuna voce delle esistenti può reggere al confronto. Oggi, Lei sarebbe il Re dei tenori. Procuri di star bene e ricordi questo sincero ammiratore che si nomina G. Lauri-Volpi, ottantaquattrenne".
1941
In marzo appare al Verdi di Trieste nel ruolo di Rinuccio nel Gianni Schicchi, opera che ripeterà una sola volta nella sua carriera: al Colón di Buenos Aires nel giugno del '50, accanto al vecchio Galeffi.
Ritorna in Spagna nei mesi di aprile e maggio debuttando due nuovi ruoli particolarmente graditi al pubblico iberico: Fernando nella Favorita e Nadir nei Pescatori di perle.
In ottobre compare per la prima volta al Teatro Reale dell'Opera di Roma, che sarà negli anni successivi tra i più frequentati in senso assoluto, in due recite di Traviata con Maria Caniglia e Biasola.
In dicembre canta nello stesso teatro Il candeliere di Ezio Carabella con Margherita Carosio e Tito Gobbi, il direttore è Oliviero De Fabritiis.
1942
Nel giro di due mesi compare all'Opera di Roma in altre tre opere di grande repertorio: Butterfly (alla presenza dell'Imperatore del Giappone, Hiro Hito), Lucia e Tosca.
All'inizio di marzo canta due recite di Bohème al Monteverdi di La Spezia che saranno fra le più importanti della sua vita. Fra una rappresentazione e l'altra, infatti, un amico lo porta in giro per la città: fra le tappe di quella passeggiata c'è la pellicceria di Giovanni Pucci. Ed è qui che Mario Filippeschi incontra Anna, la giovanissima figlia del proprietario e di Rosa Gattai.
Dopo una conoscenza superficiale, i due si ritrovano per caso qualche giorno più tardi alla stazione di Genova, sul treno che li porta verso Milano. Nella grande metropoli si frequentano con assiduità e decidono di fidanzarsi nei giorni che intercorrono tra due lunghe, avventurose tournée di Mario in Spagna e Germania.
Anna vede e ascolta in teatro il futuro marito soltanto in luglio, a Genova, in Bohème e Lucia.
Il 31 agosto Mario Filippeschi e Anna Pucci si sposano: alla cerimonia partecipa, cantando l'Ave Maria di Schubert il tenore Antonio Salvarezza.
In Ottobre Filippeschi debutta al Comunale di Firenze nel Rigoletto e quindi sostiene il ruolo di Baldo nel Belfagor di Respighi all'Opera di Roma.
Mentre si trova nella capitale con la moglie impegnato nelle recite dell'opera di Respighi, l'abitazione milanese in cui si è stabilito dopo il matrimonio rimane gravemente danneggiata da un bombardamento.
L'anno si chiude con un'altra lunga tournée nelle città della Germania già pesantemente colpite dalla guerra.
1943
All'Opera di Roma canta all'inizio dell'anno diverse opere: Kovancina di Musorgskij, Bohème, Rigoletto, La farsa amorosa di Zandonai.
Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio è ad Atene per Lucia e Adriana Lecouvreur.
Tempi difficilissimi anche per la lirica. In luglio, a Rivarolo Ligure, una recita di Tosca insieme a Gina Cigna viene ripetutamente interrotta dagli allarmi aerei: i cantanti sono costretti ad abbandonare il teatro con ancora indosso i costumi di scena.
L'8 agosto anche la casa in via Baldissera a Milano dove Mario e Anna Filippeschi si sono trasferiti dopo il bombardamento dell'anno precedente rimane colpita. Il palazzo di fianco al loro crolla lasciando oltre duecentocinquanta vittime sotto le macerie: "Senz'altro il giorno più brutto della mia vita",dichiarerà Filippeschi in alcune interviste.
Si riuniscono alla famiglia della moglie, sfollata da La Spezia a Monterosso, uno dei bellissimi paesi delle Cinque Terre.
1944
Il 9 gennaio una tormentata recita di Bohème segna la conclusione del rapporto con il Regio di Parma.
Accade che a causa delle enormi difficoltà nei collegamenti stradali sia Filippeschi che Mafalda Favero arrivano a Parma dopo a prova generale, nelle ore immediatamente precedenti la 'prima'. Tra i loggionisti, però, si sparge la voce che questo ritardo è da imputarsi, più che alla guerra, alla cattiva volontà degli artisti. L'ostilità non tarda a manifestarsi durante la rappresentazione, culminando al finale quando una parte del loggione reclama a gran voce alla ribalta, anziché i due protagonisti, l'interprete del ruolo di Marcello. L'episodio lascia un segno profondo e indelebile nell'animo di Filippeschi che, a distanza di molti anni, si rifiuterà di tornare a Parma per cantare il Guglielmo Tell.
In Maggio decide di interrompere l'attività a causa dell'infuriare della guerra.
Per ben due volte, durante questo periodo, rimane coinvolto nei rastrellamenti dei civili operati nella costa ligure prima dai tedeschi, poi dalle brigate nere. Potrà sembrare un'episodio da romanzo ma in entrambi i casi è la sua voce a salvarlo: sia i tedeschi che i fascisti lo rilasciano subito dopo averlo sentito cantare.
1945
Terminata la guerra, l'attività di Filippeschi riprende in maggio con un giro di concerti in Liguria e nell'alta Toscana.
In settembre partecipa alla commemorazione di Mascagni, scomparso da pochi mesi, debuttando a Viareggio e quindi a Lucca nella Cavalleria Rusticana: è l'inizio della svolta verso il repertorio lirico-spinto.
Ritorna a Roma, prima al Teatro Adriano, poi anche all'Opera.
In novembre altra edizione commemorativa mascagnana di Cavalleria Rusticana al Verdi di Firenze.
1946
Lunga tournée in Portogallo con recite a Lisbona ed a Oporto.
Trasferimento in Spagna dove Filippeschi è già popolarissimo e acclamato - nonché pagato - come uno dei maggiori tenori del momento. I primi sei mesi dell'anno trascorrono con rappresentazioni in tutte le maggiori città della penisola iberica.
È proprio in questo periodo che Carla Castellani - uno degli ultimi, autentici soprani drammatici che si sono avuti in Italia - lo sollecita a studiare con lei Aida. La decisione, nonostante le legittime titubanze di Filippeschi, si rivela quanto mai opportuna visto che i responsabili della stagione di Bilbao gli offrono immediatamente di debuttare nel ruolo di Radamès.
Il 23 giugno, tra la curiosità del pubblico (che lo premia con grandi applausi) e della critica (viceversa piuttosto scettica sulle potenzialità 'drammatiche' della sua voce), il tenore toscano inizia a ergere troni vicino al sol per le sue celesti Aide.
È un momento particolarmente felice per Filippeschi sia dal punto di vista professionale che umano: in agosto debutta alle Terme di Caracalla con Tosca, Bohème e Cavalleria Rusticana (con Ebe Stignani, Santuzza), il giorno 26 nasce la prima figlia, Daniela.
Insieme al soprano Nelly Corradi, al baritono Afro Poli e al basso Italo Tajo è protagonista del film d'opera Lucia di Lammermoor per la regia di Piero Ballerini. Le riprese sono effettuate nella campagna di Viterbo e sul promontorio del Circeo a cui si aggiungono successivamente delle scene di correzione girate nel parco di Villa Ada Savoia a Roma.
Appena terminata la lavorazione di Lucia, iniziata all'interno del Teatro dell'Opera di Roma le riprese di Rigoletto per la regia di Carmine Gallone.
Il cast è straordinario: Lina Pagliughi presta la voce a Marcella Govoni (ma Gallone avrebbe gradito che fosse Anna Filippeschi ad interpretare il ruolo di Gilda), Tito Gobbi è Rigoletto, Anna Maria Canali e Giulio Neri l coppia Maddalena-Sparafucile.
Il lungometraggio - in verità molto bello e tutt'oggi godibilissimo - ha un successo strepitoso: all'epoca arriva ad incassare una cifra pari ad oltre un milione di euro di oggi. Per un film d'opera, un record.
In ottobre canta alcune recite di Traviata e Tosca al Bellini di Catania: nell'opera di puccini la protagonista femminile è la giovanissima Renata Tebaldi.
Vai all'anno 1947
|
1947
Tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio partecipa per la prima volta ad una tournée in Sud America. Gli esiti, dal punto di vista organizzativo e finanziario, sono disastrosi. Il viaggio si svolge tra mille difficoltà e pericoli: a bordo della nave ci sono molti passeggeri compromessi con il regime fascista in fuga dall'Europa sotto falso nome, l'oceano è ancora pieno di mine e si naviga 'a vista', senza radar.
In Brasile le cose vanno ancora peggio: le piogge insistenti impediscono il regolare svolgimento delle recite all'aperto che si devono tenere nel Teatro Municipal con conseguente perdita di incassi. L'impresa riesce a mantenere con grandi difficoltà i propri impegni con gli artisti. Il successo, comunque, non manca. Filippeschi si esibisce anche nella Cavalleria rusticana al fianco di Gina Cigna.
In marzo-aprile lunga serie di recite al São Carlos di Lisbona, allora fra i massimi teatri europei per la qualità delle sue produzioni. Nell'arco di un mese canta Favorita (con la Stignani, Bechi e Neri), Mefistofele, Rigoletto, e quindi Aida, Adriana Lecouvreur e Tosca con Maria Caniglia, in quel periodo stella indiscussa del massimo teatro portoghese. In alcune recite sostituisce Galliano Masini, ammalato.
In dicembre unica esecuzione della sua carriera del Requiem verdiano al Palazzo Ducale di Genova. Il direttore è Tullio Serafin.
1948
In maggio debutto nei Puritani all'Opera di Roma. Dopo Laura-Volpi, è il primo tenore italiano a mantenere in repertorio per un periodo di tempo considerevolmente lungo il temibile ruolo di Arturo.
Alla RAI di Roma, in giugno, registra alcuni brani del Guarany di Gomes per una colonna sonora cinematografica.
In estate è di nuovo impegnato alle Terme di Caracalla in Aida, Traviata e Mefistofele (con la Tebaldi e Nicola Rossi Lemeni).
Con Adriana Lecouvreur in settembre (protagoniste la Favero e la Simionato) e quindi con Tosca diretta da Gianandrea Gavezzani in ottobre debutta al Teatro alla Scala di Milano.
In realtà già nella stagione '42-'43 Filippeschi doveva esibirsi nel massimo teatro milanese in Rigoletto: un banale incidente occorsogli in taxi lo costrinse a cancellare le recite a prove iniziate. La collaborazione con la Scala, comunque, non sarà mai così intensa come con l?opera di Roma.
Tra i due impegni alla Scala canta Loreley alla RAI di Roma. In novembre è al Verdi di Pisa per Aida.
1949
All'Opera di Roma, in gennaio, riprende i Puritani con la Pagliughi, Tagliabue e Neroni.
In marzo, alla RAI di Torino, concerto Martini e Rossi insieme a Maria Callas, ai primi passi della carriera italiana.
Alla fine del mese, nuovo impegno alla Scala con debutto nel ruolo di Don Alvaro nella Forza del destino. Le prove dello spettacolo si protraggono per trentasei giorni. Il direttore d'orchestra Victor De Sabata è nervosissimo, poco entusiasta com'è di alcuni elementi della compagnia (e difatti, durante le recite, ci saranno avvicendamenti nel cast con Elisabetta Barbato ripresa da Lucy Kelston e lo stesso De Sabata cederà presto il podio a Nino Sanzogno). Il rapporto fra il celebre direttore ed il tenore toscano non è dei più facili. In più Filippeschi ha la fama di essere 'il tenore dell'Opera di Roma' e questo, nell'Italia dei campanili, non agevola certo il suo lavoro alla Scala.
Seconda tournée in Sud America, al mitico Colón di Buenos Aires. Filippeschi si divide ruoli e opere con Del Monaco. Debutto nel Faust di Gounod.
Appena rientrato dall'Argentina, in novembre, canta per la prima volta al Bellini di Catania uno dei ruoli chiave della sua carriera: Arnoldo nel Guglielmo Tell. Da questo momento l'ultimo capolavoro rossiniano ritornerà con una certa frequenza nei cartelloni di molti teatri italiani ed europei grazie proprio alla disponibilità di un interprete come Filippeschi.
Chiude l'anno a Barcellona con applauditissime recite di Puritani, Bohème, e Aida. Agli spettacoli partecipano anche il promettente soprano leggero Giuseppina Arnaldi, Rolando Panerai ed Ettore Bastianini, non ancora passato alla corda di baritono.
1950
In gennaio canta al Comunale di Firenze in un'edizione di Rigoletto rimasta celebre per il gran clamore suscitato. Per volontà del direttore - e in quell'occasione anche regista - Emilio Tieri si esegue la partitura di Verdi così com'è scritta, senza gli acuti e le cadenze di tradizione.
Questo rispetto filologico del testo e il divieto assoluto di concedere bis, scatenano le ire del pubblico. Si tratta di un Rigoletto nato evidentemente sotto una maligna stella: a poche ore dalla recita pomeridiana domenicale si ammala il protagonista, Aldo Protti. Prelevato a forza da tavola, arriva a salvare la situazione Rolando Panerai. Per quanto lo riguarda Filippeschi continua imperterrito a cantare, con o senza acuti, quella che rimane una delle sue parti favorite. In marzo, ancora su richiesta del commendator Grassi, responsabile del Bellini di Catania, debutta in un altro personaggio destinato a rimanere particolarmente vivo nella memoria degli appassionati: Manrico nel Trovatore.
Subito dopo, all'Opera di Roma, canta di nuovo nel Tell rossiniano accanto a Gabriella Gatti e Paolo Silveri: è la definitiva consacrazione ad interprete insostituibile del ruolo di Arnoldo.
Fra giugno e luglio importantissima tournée in Messico. Al Palacio de Bellas Artes Filippeschi coglie alcuni dei successi più importanti della sua carriera a cominciare dalla famosa Tosca con Maria Callas (che, per fortuna, venne registrata ed è oggi disponibile anche in CD).
Seguono Cavalleria Rusticana con la Simionato, allestita in tutta fretta al posto di una Traviata che la Callas - divenuta signora Meneghini il giorno prima dell'imbarco per il Sudamerica - si rifiuta di cantare non ritenendo sufficiente la propria preparazione, e quindi i debutti in Simon Boccanegra (con Leonard Warren), in Carmen e Fedora, entrambe con la Simionato, finalmente approdata ai grandi ruoli protagonistici dopo anni di gavetta nel comprimariato di lusso.
Il pubblico messicano, calorosissimo ed entusiasta, manifesta lo straordinario gradimento nei confronti di tutti gli artisti italiani in una maniera piuttosto bizzarra: al termine delle recite ricopre il palcoscenico di confetti lanciandoli dalla platea, dai palchi e dal paraiso, il loggione in spagnolo.
Filippeschi canta anche alcune recite di Bohème, Rigoletto e Butterfly con artisti sudamericani tra i quali il baritono cileno Carlo Morelli, in realtà Carlo Morales Zanelli, fratello del tenore Renato Zanelli - eccellente interprete del ruolo di Otello - e di Fiorentio Zanelli, primo maestro di Placido Domingo.
Il 26 ottobre nasce la seconda figlia, Rosanna.
1951
In gennaio debutta nel ruolo di Andrea Chénier acanto a Renata Tebaldi al San Carlo di Napoli, teatro dove ritorna anche in marzo per Mefistofele diretto da Gavazzeni con Rosanna Carteri e Nicola Rossi Lemeni e in aprile per il Faust ancora con la Tebaldi, Panerai e Italo Tajo.
Ed è proprio in occasione di queste recite dell'opera di Gounod che, immancabilmente, ogni sera, accadeva un fatto curioso che oggi ci fa sorridere sul costume teatrale dell'epoca e sul comportamento di una parte del pubblico.
Specialmente nei grandi teatri che facevamo notizia sui quotidiani, come appunto il San Carlo o la .Scala, alcuni gruppi di appassionati non erano del tutto disinteressati a manifestare il proprio consenso - o dissenso, a seconda dei casi - nei confronti di questo o quel cantante. Talvolta, com'è noto, le recite più importanti si trasformavano in veri e propri campi di battaglia dove le opposte schiere si affrontavano a colpi di applausi e fischi.
Dunque: in questo Faust, visto che i fili dei rischi non offriva a fianco a contestazioni di sorta, la ' falange' favorevole ad un'altro - o altra, chissà... - artista aveva inventato un sistema molto raffinato e diabolico per metterlo in imbarazzo: durante la celebre romanza "Salve dimora", al momento in cui Filippeschi attaccava il do acuto e si concentrava per smorzarlo, qualcuno partiva con l'applauso, seguito a ruota dagli altri compari. L'effetto, coperto da questo improvviso scoppio di entusiasmo, veniva così annullato. A Filippeschi non restava che concludere la romanza, fare buon viso a cattivo gioco, e ringraziare per l'intempestiva dimostrazione d'entusiasmo e...incassare il colpo!
In maggio, come di complessi dell'Opera di Roma, partecipa ad una trionfale tournée in Germania con Aida. a Monaco di Baviera, essendo ancora in costruzione il grandioso NationalTheater, bombardato e distrutto durante la guerra, la recita ha luogo al Prinzregententheater. Ancor oggi, ed è una piccola ma significativa testimonianza dell'entusiasmo suscitato da quegli spettacoli e del ricordo che ne hanno a Monaco, nella biglietteria della Bayer Staatsoper, sulla Maximilianstrasse, fa bella mostra di sé il manifesto che annunciava le rappresentazioni straordinarie di Aida e Simon Boccanegra.
Dalla fine di agosto a tutto settembre, tournée il Brasile con recite a San Paolo e Rio de Janeiro.
Laida a San Paolo con Norina Greco (che sostituisce all'ultimo momento la Callas), la Barbieri, Bechi, Neri e diretta da Serafin, viene trasmessa dalla televisione: è la prima volta che accade in Brasile.
i cast di quelle rappresentazioni in Sudamerica, che purtroppo lasciavano molto a desiderare dal punto di vista delle masse orchestrali e corali, ci appaiono oggi assolutamente straordinari.
CONTINUA
|