Mario Filippeschi, le tappe fondamentali della sua vita dal 1952 al 1979

PARTE PRIMA [1907 - 1939] . PARTE SECONDA [1940 - 1951] . PARTE TERZA [1952 - 1979]

1952
È l'anno del famoso Maggio Musicale rossiniano che Filippeschi inaugura, in aprile, partecipando nel ruolo di Gernando alla mitica ripresa dell'Armida - definita da Franco Abbiati "spettacolarmente lussuosa e abbagliante " - con Maria Callas e una schiera impressionante di tenori: Albanese, Salvarezza, Ziliani e Raimondi. Le scene, bellissime, e la regia sono di Alberto Savinio, le coreografie di Léonide massine, il direttore è Tullio Serafin.
Il fatto curioso è che nel cartellone di quel festival, considerato giustamente una tappa fondamentale della Rossini-renaissance, figura anche il Guglielmo Tell per cui viene scritturato il tenore boemo-americano Kurt Baum, già contestato protagonista del Trovatore che aveva inaugurato la stagione del '48-'49 della Scala.
la 'prima' del capolavoro rossiniano, l'8 giugno, è ricordata come una delle serate più incandescenti vissute dal Maggio Musicale. Baum, incapace di sostenere l'acuta tessitura del ruolo di Arnoldo, elimina l'intera scena del quarto atto e la Tebaldi è costretta ad inginocchiarsi sul palcoscenico per placare le proteste che piovono dal loggione e permettere così la regolare conclusione della recita. È una notizia che fa immediatamente il giro del mondo.
Il giorno successivo, in casa filippeschi a La Spezia, il telefono inizia a squillare prestissimo: dall'altra parte del filo ci sono Francesco Siciliani, allora direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze, e Tullio Serafin che cercano di salvare le altre recite scritturando in extremis - e tardivamente - Filippeschi.
Che cosa fu detto in quelle conversazioni non ci è dato sapere, comunque è facile immaginarselo visto che anche le rimanenti tre rappresentazioni del Tell furono sostenute alla meno peggio da Baum, causa - come ricorda Leonardo Pinzauti nella sua storia del Maggio Musicale - "di un episodio che turbò lo svolgimento di un festival nel complesso tra i più ricchi del dopoguerra".
In luglio, con Aida e Mefistofele (bei cast: nel primo la Martinis, la Nicolai, savarese e tajo; nel secondo la Araujo, la Dall'Argine e Christoff, direttore Serafin) inaugura le manifestazioni liriche organizzate dal San Carlo alla Mostra d'Oltremare, nell'Arena Flegrea progettata dall'architetto Giulio De Luca.
In Spagna partecipa alle tradizionali stagioni delle fiere a San Sebastian e Oviedo.
Al Teatro Nuovo di Torino canta, in ottobre, il Guglielmo Tell con la Mancini e Silveri. Così Giorgio Gualerzi sulla rivista Discoteca del marzo 1980: "lo ricordo, come fosse ieri (...). Nell'aria e cabaletta dell'ultimo atto, pietra di paragone dei tenori 'di forza', avanzava verso la ribalta, si fermava, e, alzato lievemente il capo, snocciolava uno dopo l'altro con irrisoria facilità, quasi li avesse in tasca, una serie di do acuti di incedibile lucentezza e risonanza (secondi solo a quelli, fulgidi e stratosferici, di Laura-Volpi), scatenando l'entusiasmo del pubblico. Ciò spiega perché, tra la fine degli anni '40 e buona parte del decennio successivo, la possibilità di eseguire il capolavoro rossiniano dipendesse esclusivamente dalla presenza di Filippeschi."
In novembre debutta al Liceo di Barcellona nel ruolo di Don Carlo che poi ripeterà nel gennaio dell'ano successivo all'Opera di Roma in una bellissima produzione che schiera, nei ruoli principali, Caterina Mancini, Elena Nicolai, Tito Gobbi, Boris Christoff e Giulio Neri, direttore Gabriele Santini.
Fu in quest'occasione che, al momento di andare in scena, Christoff-Filippo II intimò a Filippeschi-Don Carlo di non passargli davanti durante la grande scena dell'autodafè. Filippeschi rispose che avrebbe fatto esattamente come nelle prove, secondo le indicazioni del regista. "L'Infante è a me ribelle, armossi contro il padre", rivela Filippo al Grande Inquisitore. E così, accadde.
"Una burrasca senza conseguenze", commentava il tenore, minimizzando l'accaduto.
Ma la cosa si seppe in giro. Tant'è che qualche tempo più tardi, quando Christoff chiese a Corelli come intendesse risolvere quel particolare momento scenico, si sentì rispondere: "Esattamente alla stessa maniera di Filippeschi" .
Con Simon Boccanegra (e un altro formidabile cast: Caniglia, Gobbi, Panerai, Neri, direttore Gui) inaugura in dicembre la stagione dell'Opera di Roma.

1953
Molti teatri reinseriscono in repertorio il Guglielmo Tell grazie alla disponibilità di Filippeschi: in marzo è la volta di Palermo e Cagliari.
Consueta lunga tournée in Spagna, dove è uno dei tenori più famosi e meglio pagati del momento, e trionfale serie di recite nelle Isole Canarie, a Las Palmas e a Sante Cruz de Tenerife dove canta anche Trovatore accanto ad un altro cantante pisano: il baritono Vasco Carmignani.
In giugno-luglio è alle Terme di Caracalla per Guglielmo Tell e Trovatore (e basta dare un'occhiata all'elenco artistico per rendersi conto del livello qualitativo di quelle stagioni liriche estive all'aperto: nel Tell cantano Stella, Gobbi, Neri e dirige Santini; nel trovatore la Mancini e la Stella si alternano nel ruolo di Leonora, Mascherini e Protti nel Conte di Luna, la Barbieri è Azucena, sul podio Vincenzo Bellezza).
Subito dopo Caracalla, passa a debuttare nel teatro all'aperto per eccellenza, l'Arena di Verona, con una recita di Trovatore e una Aida (con la Callas nel ruolo della schiava etiope): "Due enormi faraoni sugli spalti dell'Arena - ricorda Walter ricci nel suo I casti divi a proposito dell'allestimento scenico - che scorrevano fino alla ribalta su due binari; ma solo nel finale. Il proscenio era ribaltabile e al terzo atto diventa un vero corso d'acqua. (...) Grande scalpore per gli elefanti che facevano un semplice giro del palcoscenico".
In agosto Filippeschi ritorna di nuovo a Roma per Aida e Tosca (con la Caniglia e Guelfi).
Il 9 settembre canta in piazza dei Macelli a Ravenna un'edizione di Aida particolarmente tormentata a causa dei guai provocati da un impresario locale.
La prima rappresentazione era giunta in porto abbastanza felicemente, eccezion fatta per una protesta all'inizio dell'opera da parte di molti spettatori che avevano con regolarità acquistato il biglietto ma non avevano trovato materialmente il loro posto (le sedie attese da un paese vicino, infatti, non erano mai arrivate) e un piccolo incendio in orchestra. con conseguente black-out di dieci minuti alle luci dei leggii, durante il duetto Aida-Amneris.
I problemi veri, comunque, sorsero alla seconda recita quando gli artisti si accorsero che l'impresario non aveva soldi per pagare il cachet. Filippeschi, la Mancini e la Nicolai, Protti e Neri incrociarono le ugole. Dopo lunghe e laboriose trattative, l'impresario riuscì a convincere il solo Protti a cantare: Filippeschi, invece, poco convinto, non ne volle sapere e rimase in albergo con gli altri. Al suo posto fu gettato allo sbaraglio il giovanissimo Franco Corelli, scritturato per Carmen, il quale conosceva la parte di Radamès in maniera abbastanza approssimativa. E difatti, dietro le quinte, a far da suggeritore quando non impegnato in scena come Amonasro, c'era proprio Aldo Protti. Il bello è che avevano visto giusto Filippeschi e colleghi: la sera successiva Carmen fu sospesa alla fine del primo atto non solo per lo sciopero degli interpreti principali - Corelli compreso - ma anche dalle comparse che non avevano ricevuto neanche una lira di compenso.
Nel frattempo, tra un impegno e l'altro, Filippeschi progetta una grande stagione d'opera da realizzarsi a La Spezia. In cartellone Aida, Tosca e Traviata con la partecipazione di artisti famosissimi: la Caniglia, Neri, Gobbi, Silveri, la Callas, Di Stefano e Del Monaco. L'iniziativa naufraga a causa delle enormi difficoltà finanziarie collegate alla concessione del Teatro Monteverdi.
Il Liceo di Barcellona, in autunno, lo ospita per il felicissimo debutto nel ruolo di Enzo Grimaldo nella Gioconda, opera purtroppo mai ripetuta, e alcune trionfali recite di Andrea Chénier (con la Caniglia e Mascherini), Tosca (con la Tebaldi e Taddei) e Bohème (con Victoria de los Angeles).
Ancor oggi nel capoluogo catalano si ricorda come al termine di quelle infuocate rappresentazioni di Andrea Chénier, il traffico sulla Ramblas, la zona intorno al Liceo, rimanesse completamente bloccato dall'enorme folla di appassionati che attendeva i protagonisti dello spettacolo per applaudirli ancora ed avere i loro autografi. E pensare che il direttore d'orchestra in un primo momento aveva declinato l'invito, ritenendo i protagonisti ormai... troppo anziani.

1954
In aprile, al Massimo di Palermo, debutta nel personaggio di Calaf nella Turandot. La protagonista è il soprano austriaco Gertrude grob Prandl, grande voce wagneriana; il direttore è Gianandrea Gavazzeni.
Il maestro Tullio Serafin gli chiede di studiare il ruolo di Pollione in vista dell'incisione completa della Norma con i complessi del Teatro alla Scala. Dal 23 aprile al 3 maggio è impegnato al Cinema Metropol di Milano nelle sedute di registrazione dell'opera per la EMI. Con lui sono la Callas, la Stignani e Rossi Lemeni.
In giugno canta l'Aida in piazza Maggiore a Bologna con la Cerquetti, la Danieli e Anselmo Colzani, il direttore è Molinari Pradelli.
Il 10 luglio si esibisce in un concerto - insieme all'eccellente soprano Cesy Broggini - a San Giuliano Terme, il paese dove la sua famiglia si è trasferita molti anni prima da Montefoscoli e dove Filippeschi ha comprato una casa per la madre. L'incasso della serata viene utilizzato dal Comune per potenziare l'acquedotto cittadino.
Torna di nuovo all'Arena di Verona per Turandot (con la Grob Prandl, la Olivero, Capecchi e Tajo, direttore Votto) e una nuova produzione di Aida, alternandosi con Del Monaco nei ruoli di Calaf e Radamès.
A proposito di Aida ricorda Ricci: "Scenografia scarna, di Lolli, ma di grande effetto: due templi, anzi due parallelepipedi sugli spalti. Il regista, Herbert Graf, fu il primo a capire che le dimensioni del palcoscenico erano nella profondità, sulle gradinate, e fece scendere i soldati del trionfo dall'alto: salivano un praticabile dietro l'Arena e apparivano marciando su un'enorme scalinata".
Si trasferisce da La Spezia a Firenze, prima al vicino Teatro Comunale, in corso Italia, poi in un villino al Poggio Imperiale dove le sue figlie studiano nel celebre collegio delle "poggioline".
In ottobre incide per la EMI all'Opera di Roma il Don Carlo: il cast ricalca quello delle fortunate recite del gennaio '53 ad eccezione della Stella che prende il posto della Mancini.
Recite di Trovatore Lucia a Tunisi, in novembre.

Vai all'anno 1955

1955
In gennaio, al San Carlo di Napoli, sempre su richiesta di Serafin, debutta nel ruolo di Arrigo nei Vespri siciliani.
Tournée in Egitto nei mesi di febbraio e marzo: al Cairo canta con enorme successo Aida, Turandot e Trovatore, ad Alessandria Bohéme (con la giovane Renata Scotto, Musetta) e ancora Trovatore.
Dall'Egitto passa São Carlos di Lisbona per recite di Aida e Simon Boccanegra.
In estate è prima a Verona, per la ripresa di Aida, e poi a Caracalla con una nuova produzione dell'opera verdiana.
Settembre è dedicato, come al solito, alla stagione della fiera di Oviedo con Puritani, Trovatore e Aida.
L'anno si chiude con due trasferte importanti europee: la prima a Losanna, in ottobre, con Trovatore, e poi a Bruxelles, in novembre, con Rigoletto.

1956
In aprile, al San Carlo di Napoli, partecipa ad una memorabile edizione del Guglielmo Tell con la Tebaldi e Panerai diretta da Serafin.
Con l'Orchestra della RAI di Milano incide per la Columbia un recital di arie d'opera che avrà un enorme successo e, subito dopo, a Napoli, registra il Mosé di Rossini nel ruolo di Amenofi.
In giugno è in Francia per recite di Aida s Nimes, di Trovatore a Arles e di Forza del destino a Nizza.
Torna anche all'Arena Flegrea di Napoli con Aida ed a Caracalla sempre con Aida e RIgoletto (con il vecchio Carlo Tagliabue).
La stagione di fiera prescelta per questa stagione è Bilbao.
In novembre lunga tournée in Venezuela durante la quale debutta nell'ultimo ruolo del suo repertorio, Riccardo nel Ballo in maschera, che però rimarrà senza ulteriore seguito.
In concomitanza con la presenza di Filippeschi al Teatro Municipal, viene pubblicato a Caracas il recital inciso qualche mese prima a Milano: in un solo giorno ne vengono vendute migliaia di copie.

1957
All'inizio dell'anno, al Massimo di Palermo, riprende i Vespri siciliani con la Stella, Taddei e Serafin sul podio.
Il 23 gennaio, mentre sta cantando Rigoletto, per la prima volta nella sua carriera, è costretto ad interrompere una recita già iniziata a causa di una improvvisa indisposizione. Lo sostituisce un giovane tenore delle Canarie di belle speranze con cui Filippeschi rimarrà sempre in rapporti di amicizia e grande stima reciproca: il suo nome è Alfredo Kraus ed ha debuttato in teatro da appena un anno.
In aprile canta il Guglielmo Tell all'Opera di Roma con Giuseppe Taddei e Giulio Neri.
Il periodo estivo lo vede impegnatissimo a Caracalla ancora nel Guglielmo Tell e in Aida, a Enna in Lucia, all'Arena Flegrea napoletana in Turandot e ancora a Caracalla in Aida.
Fu proprio in occasione di una delle recite appena citate del Tell a Caracalla che Filippeschi - credo per la prima ed ultima volta nella sua vita - perse la pazienza sul serio, dando vita ad un episodio divertente ed abbastanza movimentato.
Al momento vocalmente culminante del ruolo di Arnoldo - cioè nella chiusura della cabaletta "corriam, voliam" - quando il tenore, sostenuto dal coro, lancia i suoi ripetuti do di petto, un tecnico ebbe la malaugurata idea di spegnere tutte le luci sul palcoscenico e di accendere i fari posizionati sulla ribalta in faccia al pubblico, come per il cambio di scena. Gli spettatori, colti di sorpresa quanto gli artisti, udirono FIlippeschi concludere regolarmente il brano con il tradizionale, squillantissimo "all'armi".
Ma il bello venne dopo, quando accortosi dell'errore, il tecnico dette di nuovo la luce sul palcoscenico: tra lo stupore generale si vide Filippeschi con un diavolo per capello partire in corsa verso le quinte alla ricerca del colpevole, brandendo minaccioso la spada. La cosa, anziché nel sangue come si prevedeva, finì in una risata generale e nel ricordo di quanti erano presenti.
In dicembre è la prima al San Carlo con Trovatore poi al Comunale di Bologna in Guglielmo Tell.

1958
In febbraio canta a Londra, al Drury Lane, Trovatore e Guglielmo Tell. Il Covent Garden vorrebbe scritturarlo nello stesso periodo per alcune recite straordinarie di Aida, ma l'impresario del Drury Lane non gli accorda il permesso.
In aprile si ripresenta all'Opera di Roma con due cavalli di battaglia giovanili: Bohéme e Rigoletto.
In luglio è a Caracalla - e sarà l'ultima presenza nel grande teatro all'aperto romano - in Tosca con la Stella e Gobbi.
In settembre torna in Spagna, a Oviedo con Lucia e Puritani.
In dicembre sostituisce Franco Corelli, improvvisamente ammalato, nel Trovatore al Comunale di Bologna.
Non risponde a verità, invece, la notizia che Filippeschi avrebbe in questa occasione diretto una recita dell'opera verdiana, in luogo di Franco Capuana. Leggende nate chissà come e che da quando esiste il melodramma hanno sempre circondato la figura del tenore.

1959
In gennaio si reca di nuovo in Egitto per Aida e Rigoletto. I colleghi lo convincono a compiere una escursione turistica alle Piramidi ma la sabbia del deserto si rivela micidiale anche per la sua gola robustissima: nell'ultima delle recite in programma è costretto a dare forfait e viene sostituito da Antonio Annaloro.
In aprile canta, acclamatissimo, il Trovatore al Verdi di Pisa.
Tournée in Spagna: prima alle Isole Baleari, poi a Barcellona con Guglielmo Tell (accanto a Giuseppe Taddei).

1960
In gennaio ultima presenza in Spagna, a Malaga con Favolita.
Quindi, improvvisa ed inaspettata, la decisione di abbandonare le scene.
Al Bellini di Catania, in marzo, affronta con estrema disinvoltura il terribile ruolo di Arturo nei Puritani, annunciando contemporaneamente quelle che saranno le recite di addio alle scene italiane.

1961
Per tener fede ad un impegno già assunto, partecipa ad una stagione di opere italiane ad Helsinki.
Canta Aida e quindi chiude definitivamente la carriera con quello che è stato, per quasi 25 anni, uno dei suoi titoli prediletti: Rigoletto.

1962
In dicembre apre un negozio di mobili d'arte in borgo San Jacopo vicino al Ponte Vecchio.
Da questo momento sia il negozio che l'abitazione - dal '64 in via dello Sprone, a due passi da piazza Pitti - sono meta di assiduo pellegrinaggio da parte di tenori già in carriera o agli esordi che a lui si rivolgono per avere consigli tecnici ed interpretativi.
Abbandonato il teatro e quindi tutte le precauzioni per assicurare al pubblico il massimo rendimento, Filippeschi può dedicarsi liberamente ad una delle sue grandi passioni extra-musicali: il calcio. Tifoso della Fiorentina, segue la squadra anche nelle trasferte.

1966
In novembre il negozio rimane gravemente danneggiato dall'alluvione. Filippeschi e la moglie ne aprono un altro, sempre in borgo San Jacopo ma ancora pi vicino a Ponte Vecchio.

1977
Per le sue interpretazioni di Puritani e Norma, riceve il 5 giugno, al Teatro Bellini di Catania, il Premio "Bellini d'Oro".
Il 13 novembre, al Teatro Regio di Torino, viene premiato con il "Luculiano d'Oro".

1979
La mattina del giorno di Natale muore improvvisamente nella sua abitazione in via dello Sprone. Viene sepolto nel cimitero monumentale dell'Antella, vicino Firenze.

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COMITATO DI PROMOZIONE CULTURALE DI MONTEFOSCOLI - O.N.L.U.S.
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